Dove nasce un blocco digitale, nasce anche un percorso alternativo. Il precedente inglese racconta un futuro più sfumato di quanto sembri
Il tema della verifica dell’età online torna a far discutere, soprattutto dopo il rinvio del blocco ai siti per adulti previsto in Italia. Le piattaforme coinvolte avrebbero dovuto adeguarsi entro il 12 novembre, ma quasi nessuna ha implementato sistemi reali di controllo.

Pochi avvisi aggiunti, qualche modifica superficiale e niente di più. L’AgCom ha concesso altri tre mesi, ma resta una domanda chiave: quali effetti concreti può generare una misura di questo tipo?
Per avere una prima risposta basta osservare cosa è accaduto in Paesi dove il sistema è già attivo. Il caso più utile da analizzare è quello del Regno Unito, monitorato dall’autorità locale per le comunicazioni, Ofcom.
Secondo i dati raccolti da Ofcom, l’introduzione dell’age verification ha avuto un impatto immediato sul traffico verso i principali siti pornografici. Nel confronto tra agosto 2024 e agosto 2025, Pornhub è passato da 11,3 milioni di utenti a 9,8 milioni. Un calo netto di circa 1,5 milioni, confermato anche su altri portali secondo le analisi riportate dal The Guardian.
L’effetto del blocco, però, non è stato quello di scoraggiare del tutto gli utenti. Semplicemente, molti hanno cercato una strada alternativa. Ed è qui che entra in gioco il dato più rilevante di tutto il report.
Esplode l’uso delle VPN: un effetto collaterale già osservato
L’obbligo di verifica ha causato un aumento notevole dell’uso delle VPN, strumenti che permettono di aggirare limitazioni geografiche e navigare in anonimato. Sempre secondo Ofcom, gli utenti britannici che si collegano tramite VPN sono passati da 650.000 a 1,4 milioni subito dopo l’introduzione delle nuove regole. Un picco enorme, ora stabilizzato intorno alle 900.000 unità, comunque molto più alto rispetto al periodo precedente.

Si tratta di una reazione naturale: quando un contenuto viene bloccato localmente, la VPN diventa il metodo più semplice per continuare ad accedervi. Un clic, una localizzazione diversa, e il sito torna disponibile senza controlli aggiuntivi.
In Italia si intravede già un movimento simile. Secondo Google Trends, le ricerche per la parola “VPN” hanno registrato un’impennata tra il 26 ottobre e il 16 novembre, le settimane in cui si è iniziato a parlare del possibile blocco tecnico.
Se il sistema verrà applicato in modo più rigoroso rispetto al tentativo di novembre, è probabile assistere a una dinamica molto simile a quella inglese. Da un lato un calo immediato del traffico diretto verso le piattaforme più note, dall’altro un aumento consistente dell’uso di VPN, che renderebbe molto più difficile misurare l’impatto reale della misura.
Il precedente britannico dimostra che le limitazioni tecniche possono rallentare l’accesso, ma difficilmente lo bloccano. E che ogni nuova barriera genera automaticamente nuovi comportamenti digitali, spesso più complessi da tracciare. In questo senso, la discussione italiana non riguarda soltanto i siti per adulti, ma il rapporto complessivo tra regolazione, privacy e tecnologie di anonimizzazione.




